L'era digitale vista da una millennial

L'era digitale l'abbiamo vista arrivare con i nostri occhi, ed è stata uno spettacolo: abbiamo visto il walkman trasformarsi in lettore CD portatile, poi in lettore mp3, poi in lettore mp4. Abbiamo visto i telefoni diventare cellulari e poi smartphone; li abbiamo visti rimpicciolirsi fino ad entrare in un taschino, per poi reingrandirsi nuovamente. Abbiamo visto schermate blu e schermate nere. Abbiamo visto le macchine ammonire severamente gli umani dei propri errori, per poi iniziare a spiegare dov'era l'errore, fino a scusarsi ed incolparsi per non essere riuscite in quell'interazione uomo-macchina.
L'abbiamo sentita arrivare con le nostre orecchie, con il caratteristico rumore del modem 56k, con i trilli di MSN, con i bip dei bios che si avviano. L'abbiamo percepita, mentre giocava col nostro tempo e col nostro denaro: da connessioni internet lente e costose, che se telefonavi si staccava la rete, fino ad assistere al loro velocizzarsi e diventare man mano più economiche e più diffuse. Ci ha rubato momenti di vita monopolizzando la nostra attenzione, ma ne ha restituiti altri, donandoci la velocità dell'azione.
E siamo cresciuti in questa complessità che ci ha circondati fin dalla nascita, in questo mondo che era già così diverso da poco prima, in questo tempo che era presente e futuro insieme. Ci siamo fatti interpreti, abbiamo raccontato ai nostri genitori un presente che non riuscivano a vedere o non riuscivano a comprendere e provato a pretendere un cambiamento nella loro narrazione del futuro.
Siamo cresciuti a cavallo di due mondi, con un piede nell'analogico e uno nel digitale, abbastanza grandi da ricordare com'era prima, abbastanza giovani da non temere quello che veniva dopo. Siamo l'ultima generazione che sa ancora come suonava il silenzio prima della connessione, e la prima che ha imparato a vivere senza.
Oggi ci portiamo addosso i suoni di un mondo che non c'è più: il fruscio del modem, il clic della cassetta che si riavvolge, il ronzio del tubo catodico che si spegne. Sono rumori che i nostri figli non sentiranno mai, e che i nostri genitori non hanno mai davvero ascoltato. Restano solo a noi, custoditi in quel breve tratto di mondo che abbiamo attraversato camminando all'indietro, con gli occhi su ciò che spariva e le orecchie tese verso ciò che arrivava.
Noi millennial ci sentiremo sempre a metà tra due epoche, traduttori di un cambiamento che continuiamo a raccontare a chi è venuto prima e a chi verrà dopo.
