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Slow news, nostalgia millennial, futuri scaduti.
Parliamo delle cose quando hanno smesso di urlare.

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Qual è la risposta migliore? Quella che ci viene in mente dopo, col senno di poi. Quando il treno è già partito, quando gli ospiti sono andati via e noi siamo lì a rassettare, quando la conversazione è finita da un pezzo e noi continuiamo a rimuginare, quando uniamo i puntini per capire come siamo arrivati fin qui.

Col senno di poi è un blog che si ferma. In un mondo che corre, che pretende risposte immediate e opinioni sul pezzo, noi scegliamo il ritardo come metodo. Preferiamo guardare le cose quando si sono già un po’ depositate, quando hanno smesso di urlare e iniziano a raccontare. Ci interessa il rumore di fondo più del titolo in prima pagina, l’epilogo più della breaking news, la nostalgia che illumina più di quella che consola.

Parliamo di fenomeni culturali, di generazioni sospese, di futuri che ci eravamo immaginati e che non sono mai arrivati — o che sono arrivati così diversi da come li avevamo previsti che quasi non li riconosciamo. Ci affianchiamo a voci esperte di ambiente, cinema, tecnologia e tanto altro perché il senno di poi non è una disciplina: è uno sguardo. Lo stesso sguardo applicato a cose diverse.

Non promettiamo soluzioni, né morali, né lezioni da imparare. Promettiamo solo di fermarci insieme a voi, ogni tanto, e di guardarci indietro. Perché voltarsi non è sempre arrendersi: a volte è l’unico modo per capire dove stiamo andando.